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Pellissier si ritira: "Finito il mio ciclo, in bocca al lupo al Chievo"

di Paolo Lora Lamia
Fonte: Tuttomercatoweb.com
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Il pubblico non manca, la commozione neanche. Non può essere altrimenti, perché oggi il capitano del Chievo Sergio Pellissier ha ufficializzato il suo addio al calcio. Termina così la sua carriera e la sua esperienza in gialloblù, cominciata nel 2002 e impreziosita da 139 gol. Un amore che comunque è destinato a durare in eterno. Queste sono state le prime dichiarazioni di Pellissier: "Non ho preso la decisione di ritirarmi in un giorno, ci ho pensato tutto l'anno. Il presidente lo sapeva da tre o quattro mesi e ha provato a convincermi a ripensarci ma era giusto così. Adesso è il momento di lasciare spazio agli altri, non è facile ma quando si vuole giocare a tutti i costi anche a 40 anni si rischia di dare fastidio e di essere negativi. Io voglio che questa società torni subito a essere quella che è stata negli ultimi anni. Ringrazio il presidente che mi ha sopportato in tutti questi anni e di godermi questa carriera. Ringrazio anche la mia famiglia che mi ha supportato nei momenti difficili, così come i miei amici. Ringrazio anche i miei compagni e i mister, Di Carlo che spero che mi faccia giocare le prossime tre partite. Poi ringrazio anche i tifosi, grazie di cuore a tutti, auguro al Chievo un in bocca al lupo enorme".

Parola al presidente Luca Campedelli: "Pellissier incarna quello che è il Chievo. È stato con noi nel bene e nel male, ha sempre dato tutti se stesso, dando più di quello che avrebbe potuto. È sempre stato l'anima e lo spirito di questo Chievo. La società non può prescindere da lui e ci tengo a dirlo anche se è un po' prematuro. Lo ringrazio dal profondo del cuore per la persona che è per il giocatore che è. Grazie davvero a Sergio da parte della società e dei tifosi, visto che sono il primo tifoso".

Torna a parlare Pellissier, che precisa se ha deciso da solo di smettere: "Per decidere devi avere anche l'appoggio di chi di paga, ringrazio il presidente Campedelli. Il mio desiderio era quello di finire la mia carriera quando e come volevo io. Bisogna capire quando è il momento di smettere, avrei continuato ancora ma questa era la fine di un ciclo e l'ho portato a termine. Avrei potuto ricominciare in Serie B ma non avrei potuto giocare fino a 100 anni: il problema era iniziare qualcosa e non portarlo a termine, volevo finire il mio ciclo, con il Chievo. Peccato per la retrocessione".

Su un suo possibile futuro al Chievo: "il mio domani è fino a fine campionato. Come ho detto prima io voglio giocare ancora, voglio dare il mio contributo e vorrei soprattutto scendere in campo nell'ultima partita in casa per festeggiare con i miei tifosi. Vivo giorno per giorno, non sto pensando all'anno prossimo, il problema adesso è di Campedelli (ride ndr)".

A Campedelli viene chiesto se verrà ritirata la maglia numero 31: "Questa è una domanda scontata. È la sua maglia e lo sarà per sempre. Sarebbe poi una responsabilità troppo grande per gli altri. L'unico che potrà indossarla di nuovo potrebbe essere suo figlio. Per me la numero 31 è 'ritirata' dal 2008".

Torna a parlare Pellissier a cui viene chiesto quali sono stati i momenti più belli della sua carriera: "Sicuramente il primo gol in Serie A. Qui ho passato momenti belli e momenti brutti, dopo la prima retrocessione sono diventato capitano e sono stato responsabilizzato. Al Chievo abbiamo sempre lottato e sono cresciuto di più nei momenti negativi. Se fossi andato via non so come sarebbe stata la mia carriera. Ho raggiunto traguardi incredibili, come esordire e segnare in Nazionale".

Le partite emblematiche dello spirito Chievo: "Ce ne sono tantissime, non abbiamo mai mollato e abbiamo raggiunto risultati che nessuno si sarebbe immaginato".

Sui messaggi arrivati in questi giorni da qualche avversario: "Sì, sono felice di questo. La carriera è finita, qualcuno ci è già passato. Era il momento di smettere, lo ripeto, soprattutto perché dovevo spiegare a mio figlio il perché non giocassi più la domenica".

Su chi può essere il suo erede in gialloblù: "Ci sono ragazzi interessanti ma non è semplice, il calcio sta cambiando e le bandiere sono sempre meno".

Se ha parlato già di futuro con il presidente: "Ho chiesto al presidente di non fare l'uomo simbolo. Voglio responsabilità perché sono fatto così e non voglio rubare soldi, li ho già rubati giocando (ride ndr). Adesso devo lavorare seriamente, anche se non ci sarà spazio in società rimarremo sempre amici".

Su un momento in particolare che l'ha spinto a smettere: "L'anno scorso, finire come ho finito, non è stato facile e ci sono rimasto male. Qui però mi volevano e sono andato aventi togliendomi anche delle soddisfazioni. Poi mi sono fatto male e a questa età ci vuole sempre di più per tornare al top. Non potrei reggere l'urto di 38 partite consecutive, dovrei far panchina e non potrei giocare quando voglio. Caratterialmente sono troppo aggressivo per accettare tutto questo. Prima p poi avrei dovuto prendere questa decisione".

Sul momento più bello che ha vissuto nel calcio: "Questo sport è bellissimo, ho vissuto momenti fantastici. Ho sempre amato anche allenarmi anche se la gratifica arriva sempre la domenica. Questo ti fa scaricare la tensione, quando non giochi è difficile e soprattutto ti senti di non poter dare il tuo contributo. Ho sempre dato tutto e questo deve essere l'esempio più grande".

Sul primo gol che gli viene in mente se chiude gli occhi: "Me li ricordo benissimo tutti, non ne ho perso uno e sarei ipocrita a sceglierne uno solo. Il bello del calcio è avere ricordi che non svaniranno mai".

Se ha qualche rimpianto: "A volte, quando ho perso il posto da titolare, ho pensato che sarei potuto andare a fare un'altra esperienza. La mia forza è però sempre stata quella di dimostrare a tutte le persone che credevano in me che avevano ragione. Le persone, i bambini, ti danno tanto, ti fanno capire quanto sei importante. Mi sono arrivati tanti messaggi che mi hanno fatto commuovere. Ho portato avanti i sogni di tutti i tifosi e sono felice per questo".

Su una partita che vorrebbe rigiocare: "Ho un rammarico enorme, il 2-2 con la Juventus a Torino. Feci un'azione bellissima e Marchisio fece un passo indietro. Avessi tirato avrei segnato, invece l'ho passata: sarebbe stata la prima vittoria in trasferta del Chievo con i bianconeri, magari con un mio gol, ma andò diversamente. Quello è un rammarico veramente enorme".

Su quanto si è confrontato con la sua famiglia prima di prendere questa decisione: "Tanto, ma la decisione finale doveva essere mia. Uno dei miei figli ha detto che non verrà più allo stadio. È giusto così, ho dato tante gioie anche a loro anche se non mi hanno visto nei miei anni migliori. La famiglia per me è fondamentale, mi hanno sempre sostenuto anche quando in molti mi attaccavano. Lo sta fuori è sempre stato un fallimento per me ma loro mi sono sempre stati accanto, soprattutto mia moglie che mi ha sempre sopportato. La famiglia ti aiuta a superare tutti i momenti difficili e li ringrazio".

Su come saranno le sue ultime partite: "Giocherò con gli occhiali da sole (ride ndr) per non far vedere agli altri le mie lacrime. Non voglio farmi vedere debole, non ho mai mollato e ho perfezionato il mio carattere in tutti questi anni".

Se è orgoglioso della sua carriera: "Ci sono tanti sentimenti. Adesso sono però rabbioso, per non aver dato il mio contributo quest'anno. Se ci fossimo salvati forse non avrei smesso, forse. La rabbia di non aver potuto dare tutto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso".

Infine, su quanto ha inciso aver visto le ingiustizie subite in quest'ultimo anno dal Chievo: "Gran parte della colpe sono nostre, siamo noi a essere andati in campo. Anche in altri anni abbiamo avuto ingiustizie ma ci siamo salvati, quest'anno sono state troppe e abbiamo vissuto un cambio generazionale con giocatori non abituati a giocare nel Chievo. Ripeto comunque che la colpa è stata principalmente nostra, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità".


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