Gianluca Da Poian: amore per il piccolo Chievo e per le sue grandi imprese

di Paolo Lora Lamia
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Facile innamorarsi di una grande squadra che vince trofei in serie, mentre è meno scontato cominciare a sostenere una piccola realtà capace di grandi imprese. È il caso di Gianluca Da Poian, il protagonista di questa settimana di PAROLA AI TIFOSI: spazio dedicato dalla redazione di TuttoChievoVerona.it ai supporters gialloblù.

Qual è il tuo commento sulla sconfitta contro il Milan?
“Partita giocata con coraggio, di certo la squadra continua ad impegnarsi nonostante l’ormai certa retrocessione in B. Nel primo tempo siamo riusciti a ribattere colpo su colpo, rischiando praticamente nulla eccetto il gol di Biglia. Purtroppo nella ripresa la rete di Piatek ci ha demoralizzato parecchio e lì è mancata la forza di creare dei pericoli offensivi”. 

Pensi che l'arbitraggio sia stato realmente così sfavorevole nei confronti del Chievo?
“Mettiamola così: se solo in questa partita avessimo subito dei torti arbitrali, probabilmente ci saremmo arrabbiati ma sino lì. Però ultimamente ogni episodio dubbio ci viene fischiato a sfavore, quindi normale perdere la pazienza. Detto ciò il gol di Piatek secondo me non può essere valido, anche perché a quanto pare il guardalinee aveva alzato la bandierina”.

Credi che il Chievo in qualche modo paghi il caso plusvalenze della scorsa estate?
“Qualche dubbio può esserci. In realtà comunque credo tutti questi errori siano frutto dell’idea generale che, siccome siamo già quasi retrocessi, i fischi sbagliati non fanno rumore”.

Quante reali possibilità ha ancora di salvarsi?
“Obiettivamente nessuna. Se dovesse accadere, sarebbe un miracolo sportivo. Le nostre speranze sono terminate con l’assurdo pareggio di Empoli. Avessimo vinto, potevamo almeno restare in corsa più a lungo. La penalizzazione ha inciso, soprattutto per quanto riguarda il mercato estivo (difficile convincere giocatori quando a fine luglio ancora non sai se giocherai la A o la B). I limiti tecnici della squadra sono evidenti: se vinci una partita sola, di certo non puoi dare chissà quali colpe ai fattori esterni. C’è stato quel sussulto con l’arrivo di mister Di Carlo, ma non è bastato. A me dispiace perché abbiamo buttato via gli anni di Maran: lì doveva iniziare la rivoluzione, non in questa complicatissima estate. Erano stagioni tranquille, dove ci si salvava a marzo, eppure la squadra è stata ringiovanita solo pochi mesi fa. Ad ogni modo spero la società stia programmando una pronta risalita, cercando di sfruttare il paracadute. Occorre risalire subito, altrimenti dopo si fa dura. Poi naturalmente, se la squadra volesse fare quel miracolo di cui parlavo, sarei la persona più felice del mondo!”.

Andiamo alla tua passione per il Chievo: quando è nata?
“Da piccolo, complice l’influenza dei compagni di classe, simpatizzavo Juve. Poi però ho iniziato ad avere simpatia per le piccole squadre che facevano le grandi imprese. E per me da Belluno, inevitabile innamorarmi del Chievo e della sua storia. Tifoso lo sono diventato nell’anno della B. Avevo pianto il triste pomeriggio di Bologna, dovevamo rialzarci. E tutt’ora il cuore è gialloblù”.

Quali sono le più belle gioie e le più cocenti delusioni che ricordi?
“Gioie tante: i molti anni di serie A, l’orgoglio di poter sfidare gli squadroni, il poter vantarsi (rispetto a molte altre realtà) di aver giocato un preliminare di Champions League. Nello specifico delle partite invece, dico il derby vinto 1-0 con gol di Lazarevic, il 5-1 al Frosinone con l’Europa League incredibilmente vicina e il 2-0 all’Inter firmato dalla doppietta di Birsa. Delusione che ancora adesso mi fa salire l’amarezza è l’assurda eliminazione ai quarti di Coppa Italia contro il Siena di alcune stagioni fa. Giocavamo in casa, non saremmo mai retrocessi, eppure venne data precedenza al campionato con eccessivo turnover. Avremmo potuto disputare la doppia semifinale contro il Napoli contro cui, in quegli anni, capitava spesso di fare risultato”. 

Un'ultima domanda: qual è la tua formazione del cuore del Chievo, allenatore compreso?
“Il mio undici va dal 2007 in poi, che è quando ho iniziato a seguire da tifoso il Chievo: Sorrentino, Moro, Yepes, Cesar, Mantovani, Luciano, Bradley, Rigoni, Birsa, Paloschi, Inglese. Allenatore dico Stefano Pioli, abbiamo fatto un grande anno con lui secondo me”.


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Giovedì 23 Maggio