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Dario Romano: siciliano affascinato dalla storia clivense

di Paolo Lora Lamia
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Quando un bambino comincia a seguire il calcio, inevitabilmente sceglie una squadra del cuore. Solitamente le più quotate sono le squadre che vincono, o comunque quelle più tifate dai compagni di classe. Non è facile distinguersi scegliendo una squadra di provincia, soffrendo per non retrocedere mentre gli altri festeggiano scudetti e coppe. È il caso di Dario Romano, siciliano di origine ma dal cuore interamente colorato di gialloblù. È lui il protagonista di questa settimana di PAROLA AI TIFOSI, la nuova rubrica introdotta ad inizio 2019 da TuttoChievoVerona.it per dare maggiore spazio ai supporters clivensi.

Il Chievo è reduce dal pareggio di Empoli: un punto guadagnato o due punti persi? 
“Per come si era messa la partita direi che si tratta di due punti persi. Stavamo conducendo la partita sul 2 a 0 e non siamo stati abbastanza bravi a mantenere il risultato. Non dovevamo prendere gol a fine primo tempo, aldilà del tempo scaduto, sono convinto che se non avessimo subito quel gol, avremmo vinto la partita, dovevamo essere più bravi a gestire il vantaggio”.

Nel corso del primo tempo si è infortunato Pellissier: quanto può pesare la sua assenza, sul piano dei gol e soprattutto su quello psicologico? 
“L'infortunio del capitano non ci voleva, la sua assenza peserà molto oltre che in campo, psicologicamente. Il suo cuore e la sua grinta non ha eguali e sono fondamentali per noi”.

Capitolo mercato: qual è l’acquisto che ti ha più soddisfatto e quale invece la cessione che avresti evitato? 
“Il mercato è stato molto movimentato per noi. Sono usciti giocatori che erano stati molto importanti per noi negli ultimi anni, come Birsa, Radovanovic e Cacciatore, oltre che Obi che nonostante sia un ottimo giocatore, è caratterizzato da una fragilità fisica che non gli ha permesso di giocare un gran numero di partite. Io ho sempre ammirato Valter Birsa e non sono d'accordo con chi giudica che stava facendo male. Se ci fosse stata la possibilità avrei impedito la sua cessione che per me è stata come un colpo al cuore. In entrata comunque ci siamo mossi bene. Abbiamo sostituito i giocatori che sono andati via con giocatori altrettanto validi. Ho gradito il ritorno di Schelotto che conosce bene l'ambiente. Diousse è un calciatore che conoscevo già ad Empoli e mi è sempre piaciuto molto, ha esordito molto bene nell'ultima partita e sembrava che giocasse da parecchio con noi. Lucas Piazon è l'acquisto che mi incuriosisce di più.  È un giocatore molto tecnico e quando era molto giovane era considerato da molti come uno dei talenti del calcio mondiale. Nella sua ultima esperienza, al Fulham, ha fatto molto bene ed in un ambiente senza grandi pressioni come il nostro può esprimersi al meglio. Spero che possa esplodere definitivamente”.

Come giudichi nel complesso il mercato invernale del Chievo e delle sue rivali per la salvezza? 
“Il mercato del Chievo tutto sommato lo giudico positivo. È vero che sono andati via alcuni giocatori che erano state delle colonne per noi, ma è altrettanto vero che li abbiamo sostituiti con giocatori molto forti ed in più abbiamo trattenuto i vari Stepinski, Giaccherini, Depaoli, Bani. È ritornato Andreolli visto l'infortunio di Tomovic ed inoltre mi sono molto piaciute le operazioni Diousse e Piazon, due prestiti con diritto di riscatto che fanno ben sperare per le basi future della squadra. Anche le rivali si sono rinforzate molto per raggiungere la salvezza, Il Bologna ha preso Soriano e Sansone, ma soprattutto Mihajlovic che può dare una scossa alla squadra, mentre l'Empoli nonostante abbia perso un ottimo giocatore come Zajc ha fatto diversi acquisti”.

Parliamo della tua passione per il Chievo: quando è nata e quali sono le prime partite che ti ricordi? 
“La mia passione per il Chievo è nata quando ero piccolo. Mentre tutti gli altri bambini facevano il tifo per le grandi come Juventus, Milan ed Inter, io ero molto affascinato dalla storia di questa piccola società di quartiere, in grado di superare tutti i livelli calcistici nazionali, arrivando in serie A ed addirittura anche in Europa. Ricordo che amavo molto il gioco spumeggiante che esprimeva questa squadra, mettendo in difficoltà le grandi che spendevano il triplo di quello che spendeva il Chievo mentre il solo monte ingaggi del Chievo non sfiorava minimamente lo stipendio del calciatore più pagato della Serie A. Da lì la mia passione per questa squadra si fortificò sempre di più, facendo di me un tifoso siciliano supersfegatato di questa squadra”.

Come giudichi la tifoseria del Chievo, spesso al centro di ironie in quanto “inesistente sul piano numerico”? 
“La tifoseria del Chievo è ammirevole. Sempre molto unita anche nei momenti difficili che attraversa la squadra, come purtroppo sta accadendo in questa stagione. Non è un caso che quasi ogni anno i tifosi del Chievo vincano il premio come tifoseria più corretta d'Italia e a chi dice che abbiamo pochi tifosi mi piace rispondere con i numeri. Chievo è un quartiere di Verona di 3000 abitanti, mentre gli abbonati per questa stagione hanno superato quota 9 mila. In più la media dei tifosi clivensi allo stadio è quasi sempre tra gli 11 ed i 15 mila, quindi proprio pochi come dicono in molti non siamo!”.

Un’ultima domanda: qual è la tua formazione del cuore del Chievo, allenatore compreso?
“Dal Chievo sono passati una miriade di calciatori e allenatori che occupano un posto speciale nel mio cuore per tanti motivi diversi. È dura scegliere solamente 11 giocatori, ma ci proverò: Sorrentino; Moro, Yepes, Barzagli, Dramè; Luciano, Perrotta, Bradley, Manfredini; Pellissier, Bierhoff. Allenatore Delneri”.


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