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2019 nero per il Chievo: errori e delusioni in serie, arriverà il riscatto?

di Paolo Lora Lamia
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L’agonia è finita: questo è il sentimento dominante da parte della tifoseria del Chievo nell’ultimo giorno del 2019. Senza ombra di dubbio l’ ”annus horribilis” della storia clivense, nel quale la squadra gialloblù ha condensato errori di campo e di gestione e delusioni in serie per i propri sostenitori. Un’annata nata male e proseguita peggio, ma dalla quale il Chievo può e soprattutto deve trarre insegnamenti importanti per tornare nel calcio che conta.

L’inizio del 2019 lasciava ben sperare, visto quello che aveva fatto il Chievo targato Mimmo Di Carlo a fine 2018. Una vittoria, sei pareggi e una sconfitta nelle ultime otto partite: la compagine gialloblù si presenta così al nuovo anno, con la speranza di proseguire questo trend rientrando nella lotta salvezza. Pura utopia, considerando quello che è successo nel mese di gennaio: da i tre punti di penalizzazione non restituiti dalla giustizia sportiva ai risultati tornati ad essere disastrosi, fino ad arrivare ad un mercato fatto di cessioni importanti e acquisti non all’altezza. Il 2019 del Chievo è proseguito senza grossi squilli, con la morte calcistica, sotto forma di retrocessione, che si avvicinava sempre di più. L’unica gioia, peraltro effimera, regalata ai tifosi clivensi nel girone di ritorno è stata la vittoria per 2-1 sul campo della Lazio. Un successo che ha portato la firma di Emanuel Vignato: una delle poche note liete - se non l’unica – dell’annata clivense.

In un periodo di profonda crisi, il Chievo è comunque riuscito a lanciare uno dei talenti più cristallini del panorama calcistico italiano. Vignato, dopo aver strabiliato in Primavera rivelandosi un giocatore di categoria superiore, ha conquistato la fiducia di Di Carlo e giocato con continuità nell’ultima parte di stagione. Nelle partite in cui è sceso in campo, ha dimostrato di parlare una lingua calcistica diversa dagli altri, danzando sulla trequarti come i fantasisti vecchio stampo e regalando assist illuminanti non sempre sfruttati dai compagni. Un fuoco di paglia sul piano delle gioie gialloblù nel 2019, macchiato dalla seconda retrocessione in Serie B nella storia del Chievo arrivata con ben sei turni d’anticipo.

L’annata che sta per terminare è anche marchiata a fuoco da un altro evento, che sancisce un prima e un dopo nella storia del Chievo. Si tratta dell’addio al calcio di Sergio Pellissier: l’idolo, il simbolo, la bandiera, la divinità del pallone per ogni innamorato clivense. Il suo saluto al pubblico del Bentegodi al termine di Chievo-Sampdoria ha regalato emozioni indimenticabili ad una tifoseria che ha avuto in Pellissier una delle ultime bandiere del calcio italiano. 17 anni di amore assoluto, che hanno elevato Pellissier a icona assoluta nel pantheon clivense di ogni tifoso.

Pellissier simbolo del passato gialloblù, ma anche del presente e del futuro. L’ex bomber è infatti il primo mattone della ricostruzione del Chievo, dato che il presidente Campedelli lo nomina direttore dell’area tecnica. Per riemergere dalle acque della Serie B servono uomini “da Chievo” e, in questo senso, per la panchina viene ingaggiato Michele Marcolini. Centrocampista gialloblù dal 2006 al 2011, tra i protagonisti indiscussi del ritorno in A dei veneti nel 2008, il mister torna a casa dopo una discreta gavetta in Lega Pro. L’ex centrocampista esprime tutta la sua soddisfazione per il traguardo raggiunto, oltre alla voglia di riportare il Chievo dove è stato per quasi vent’anni.

Impresa da raggiungere dopo un’estate certamente non semplice. Tanti giocatori ceduti, rinforzi arrivati soprattutto nell’ultima fase di mercato, possibili pilastri per il pronto riscatto ceduti al fotofinish e altri giocatori rimasti nonostante sembrassero fuori dal progetto per tutta l’estate: non esattamente il contesto ideale per dare un’identità definita alla squadra. Il Chievo che si affaccia alla Serie B è infatti un quartiere aperto: una squadra che vuole vincere e convincere come impone l’idea di gioco di Marcolini, ma che è prigioniera delle sue fragilità sul piano della solidità difensiva e della freddezza in zona gol.

Dopo le prime partite di campionato, con più applausi che punti, il Chievo si trova nella parte bassa della classifica e, in occasione di Livorno-Chievo, rischia di affondare a causa di uno dei peggiori primi tempi dell’intero 2019. Ad inizio ripresa, sotto per 3-1, Marcolini getta nella mischia Vignato e la gara cambia: i gialloblù ritrovano il loro antico spirito e, grazie alla doppietta di Meggiorini e al sigillo finale di Segre, vincono per 4-3. Una gara che sembra fare da spartiacque nella stagione del Chievo, che riparte di slancio e raggiunge velocemente le prime posizioni della classifica. Un’ascesa momentanea, a cui segue una crisi sul piano del gioco e dei risultati. Una vittoria, due pareggi e tre sconfitte nelle ultime sei partite per il Chievo, che conclude l’anno all’undicesimo posto.

Allo stato attuale, con giocatori di categoria superiore  che ancora non si sono espressi al meglio e carenze in diverse zone del campo, la squadra di Marcolini non sembra attrezzata per l’obiettivo dichiarato ai quattro venti da tecnico e dirigenza: la promozione diretta. La speranza del popolo gialloblù è che con il 2019 si sia chiusa definitivamente una parentesi particolarmente amara per la squadra, pronta a ripartire con rinnovata convinzione e con la capacità di non commettere gli errori del passato nel 2020. Perché il Chievo, contro tutto e tutti, ha sempre saputo rialzarsi dopo momenti difficili.

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